A proposito di dubbi. Cominciamo la nostra nuova lettera con una certezza.

Siamo miopi.

Non riusciamo a guardare il nostro futuro ed a capire cosa dobbiamo fare oggi per garantire un miglioramento della vita nostra e di chi verrà dopo di noi.
Lo stato di crisi che ha colpito il mondo – ed il nostro Paese in particolare – ci offre lo spunto per affrontare un problema più vasto, quello dell’istruzione. L’istruzione è da sempre il principale strumento per l’avanzamento della società, per lo sviluppo economico, per l’affermarsi dei principi democratici.

Le reazioni legate al recente allargarsi dell’epidemia di Covid19 hanno evidenziato quanto sia ancora carente la conoscenza scientifica più elementare. Non solo per la diffusione di notizie palesemente false, ma anche per la mancata capacità di giudizio e la superficialità nel valutare, adottare ed accettare, le misure di prevenzione per la diffusione del virus.

Al di là del problema contingente al quale abbiamo appena accennato, in generale siamo in una situazione preoccupante.

Almeno uno dei risultati 2018 del test PISA è eclatante. In media, solo il 9% dei 600.000 studenti di 15 anni di 79 Paesi dell’OCSE che hanno partecipato al test è in grado di capire, nella lettura di un testo, la differenza fra un fatto ed un’opinione. Se a questo dato aggiungiamo quello relativo all’analfabetismo funzionale (in Italia il 28% della popolazione fra i 16 e i 65 anni nel 2018) si possono capire alcuni aspetti preoccupanti per il nostro futuro.

Oggi, con una realtà in mutamento radicale in tempi molto ristretti, i dati sopra ricordati aiutano a spiegare il disagio crescente di molti. La generazione dei baby boomers ha goduto di un grande allargamento della “classe media”, anche grazie alla possibilità di accedere ad un’istruzione più generalizzata, sufficiente per stare al passo con uno sviluppo tecnologico importante, ma non così rivoluzionario come quello che si sta sviluppando dall’inizio del nuovo millennio. La rivoluzione informatica è ancora relativamente giovane, ma oggi il passaggio da una nuova tecnologia alla sua applicazione pratica è pressoché immediato. I modelli di sviluppo economico ed il mercato non possono che adeguarsi quasi in tempo reale, ma la scuola sembra non rendersene conto.

Il trend di una informazione sempre più demandata ai social networks (dove i contenuti sono per forza sintetici) crea di per sé una visione superficiale dei problemi. L’incapacità di una reale comprensione – e quindi di critica – incrementa lo sviluppo di atteggiamenti ed ideologie sempre più radicali (il bianco ed il nero sono più facili da capire delle infinite sfumature del grigio). Da non scordare che questo fenomeno viene anche sfruttato per ragioni politiche (v., fra gli altri, Maurizio Molinari, 2019), influenzando gli appuntamenti elettorali e la creazione di movimenti di opinione non basati su fatti comprovati.

Le conseguenze di un’istruzione inadeguata, soprattutto in prospettiva, sono spesso sottovalutate. Tuttavia, i problemi legati all’aggiornamento dei programmi scolastici (interessante la proposta di Umberto Galimberti di introdurre la filosofia nella scuola primaria), e all’inadeguatezza dei sistemi attuali rispetto alle nuove tendenze nei metodi di insegnamento sembrano quasi assenti dal dibattito pubblico.

Quando gli interventi di esperti, insegnanti e pedagoghi saranno frequentemente ospitati sui giornali e nei talk show? Quando l’aggiornamento delle agende pubbliche per creare la consapevolezza di queste problematiche? Quando la nascita di un movimento di pressione globale simile a quello sul cambiamento climatico?

Quando smetteremo di essere così miopi?

Maurizio Molinari, Assedio all’Occidente, pagg. 46 – 59, La Nave di Teseo, Milano 2019

Condividi articolo:
Torna su