Diamo i numeri.

La domanda di petrolio è calata nel I trimestre di quest’anno di 23,1 mbg, e le previsioni per tutto il 2020 sono di un calo medio della domanda di 9,3 mbg.

Le grandi compagnie internazionali stanno ulteriormente rivedendo al ribasso i loro programmi di investimento, già previsti in declino all’inizio dell’anno, a seguito degli effetti della pandemia. Si stima che gli investimenti complessivi delle società del settore (esplorazione/produzione) potrebbero ridursi a circa $ 380 mld nel 2020 e a $ 300 mld nel 2021 (2019: $ 546 mld; 2014: $ 880 mld). Tali ipotesi si basano su una stima del prezzo del greggio stabilizzato intorno a una media per l’anno in corso di $ 25/b.

La produzione mondiale di petrolio nel 2019 è stata di circa 100 mbg, sostanzialmente in linea con la domanda.

A seguito del calo della domanda, ai primi di marzo l’Arabia Saudita ha deciso di incrementare la propria produzione per cercare di mantenere le proprie quote di mercato a spese dei Paesi con maggiori costi di produzione. La Russia ha fatto subito fronte con analoga misura, ed il crollo dei prezzi è stato verticale (in marzo la diminuzione è stata di circa il 55%). Per cercare di arginare la caduta, dopo una complessa trattativa, i Paesi aderenti all’Opec+ ed altri produttori hanno trovato un’intesa a metà aprile per ridurre la produzione di 9,7 mbg. Ma questo non ha impedito una nuova caduta del prezzo (-22% nella settimana successiva all’annuncio dell’accordo).

L’eccesso di offerta, oltre al crollo dei prezzi, ha causato un grave problema di stoccaggio delle quantità invendute. Il prezzo negativo registrato sul mercato dei futures americano (20 aprile) – fatto mai accaduto prima – è imputabile a questo fatto. Così come l’evidenza di vendite a prezzi negativi sul mercato fisico da parte di produttori marginali, ed il costo di noleggio di grandi petroliere superiore a $ 100.000 al giorno rispetto ad un prezzo “normale” $ 30.000/giorno.

L’attuale situazione del mercato ha ripercussioni finanziarie sui bilanci dei Paesi produttori, in modo particolare, ma non solo, di alcuni di quelli in via di sviluppo, dipendenti in maniera elevata dalla vendita di petrolio. Il debito estero in scadenza quest’anno per questi Stati è stimato in circa $ 35 mld, e molte di queste nazioni hanno impostato i loro budget su un prezzo del petrolio di $ 50 al barile. Il rischio di default si è già manifestato in Ecuador. Gravi problemi stanno emergendo in Iraq (dove il budget, basato su un prezzo del petrolio a $ 56/b, prevede una copertura al 95% dalle entrate petrolifere), Nigeria, Messico (la compagnia nazionale ha in scadenza bonds per $ 6 mld quest’anno, e $ 30 mld entro il 2024). Petrobras, la compagnia nazionale brasiliana, ha un debito complessivo di circa $ 79 mld.

Anche per Paesi più importanti – Arabia Saudita e Russia – il greggio è alla base della loro economia: per il primo i ricavi rappresentano il 50% del PIL e l’87% del budget, mentre per il secondo, con economia più diversificata, rispettivamente il 38,9% ed il 68%. L’Arabia Saudita avrebbe bisogno di un prezzo a $ 80/b per pareggiare il proprio bilancio, e la Russia $ 60/b. Prezzi improbabili, anche se la congiuntura migliorasse nella seconda parte dell’anno.

La Cina si trova in una difficile situazione per una ragione diversa: si stima che abbia effettuato prestiti per oltre $ 150 mld garantiti dalle entrate delle materie prime a vari Paesi del Medio Oriente (es. Iran), dell’America Latina (es. Venezuela) e dell’Africa Sub-Sahariana.

E’ sempre difficile fare previsioni a medio termine, tanto più per il mercato del petrolio (v. le storiche copertine de The Economsit del marzo 1999 “Drowning in Oil”, e dell’ottobre 2003 “The end of the Oil Age”). Ma fin d’ora possiamo porci alcune domande: Che conseguenze avranno i prezzi attuali sulle economie e sulla stabilità dei sistemi politici dei Paesi produttori? Cosa ne sarà della conversione della produzione di energia verso fonti rinnovabili se il prezzo del petrolio dovesse rimanere ai livelli odierni? Quali gli incentivi per i Paesi meno sviluppati?

Milioni di barili al giorno

 

Fonti:

  • The Economist
  • Foreign Affairs
  • The Conversation
  • IEA – International Energy Agency
  • Rystad Energy
  • IFRI – Institut Français des rélations internationales
  • Council on Foreign Relations

 

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